Quando i partiti di sinistra, tra cui i repubblicani, orientavano la politica tra gli italiani, fin nella "professionalizzazione" dello sport

 Per ricordare i cento anni dalla loro costituzione in Federazione nazionale, domenica 22 settembre 2013 tornano i “ciclisti rossi” con una pedalata da Faenza a Imola. Si parte alle ore 9. L’iniziativa è promossa dalla Federazione giovanile socialista e dal Partito socialista, in collaborazione con la Uisp. Il programma dettagliato è in corso di definizione. 

La bicicletta ed il ciclismo diventano popolari solo con l’inizio del secondo decennio del ‘900. Per ragioni economiche innanzitutto, ma anche per ragioni politiche ed ideologiche, almeno nei dirigenti dei partiti rivoluzionari, la bicicletta è considerata un passatempo delle classi agiate, i giovani contadini, operai ed artigiani hanno altro cui pensare!

I fischi anticiclisti si ripeterono a lungo nell’area della sinistra italiana, e non investirono solo le due ruote, allora monopolio dei borghesi, ma tutto il versante dell’attività sportiva.

La lunga persistenza di questo atteggiamento antisportivo nel campo della sinistra rivoluzionaria è collocabile intorno al 1910-12 dove si deplora con un volantino “ il miserabile spettacolo d’incoscienza e di sperpero di energie che offrono tutti quei giovani ciclisti al Giro d’Italia, uno dei tanti tranelli che l’attuale sistema di governo borghese ha teso all’inconsapevole dabbenaggine delle moltitudini”.

Il foglio volante firmato “I giovani Mazziniani, Socialisti e Anarchici” si apre con un perentorio: Deplorate lo sport! Abbasso lo sport!

Le schematiche posizioni anticiclistiche delle origini furono poi riviste ; non si trattò di una conversione di natura sportiva quanto piuttosto di una scoperta della bicicletta come strumento di lotta politica, particolarmente per le popolazioni dei centri minori e della campagne che fino ad allora avevano potuto partecipare solo marginalmente alle manifestazioni ed ai grandi comizi delle città.

In Romagna, prima i repubblicani al primo convegno ciclistico regionale che si tenne a Cervia, poi i socialisti intorno al 1910, adottarono la bicicletta come mezzo di proselitismo e come strumento nella lotta di classe, soprattutto nel corso degli scioperi nelle campagne.

Nacquero cosi i celebri “CICLISTI ROSSI”, proprio in Romagna, ad Imola precisamente, in occasione del Congresso Socialista Regionale del 16 giugno 1912. Esattamente un anno dopo, sempre a Imola, si costituì la Federazione nazionale dei “ciclisti rossi” con intenti rigorosamente politici e non sportivi.

Le potenzialità della bicicletta come strumento di lotta politica si sarebbero poi rivelate nella forma più spettacolare dodici mesi più tardi, in occasione della “Settimana rossa”. (Il brano è tratto dal libro “Cicloturismo romagnolo” del Prof. Ennio Dirani – Edizioni ZeroLire)

Volantino dei giovani mazziniani, socialisti e anarchici